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A li mortacci ... mia

A li mortacci ... mia - Lo Spirito

Debbo premettere che dove sono nato, in Sicilia, la tradizione della festività dei

 defunti  è molto sentita e vissuta quasi come in Messico: con gioia e serenità.

 In questo contesto le mie esperienze “cimiteriali” iniziano precocemente, con la

 visita e l’intrattenersi con amici e parenti  nei cimiteri in quelle occasioni.

Appena libero di muovermi, da solo, comincia per me la “scoperta” del Mondo

esterno alla casa genitoriale, all’età della prima media, a 11 anni.

Una delle sfide fra giovani era  dimostrare di non aver paura. Viene proposto di

 andare di notte dentro il cimitero, A quell’età ero un “Ciccio bomba” da 80 chili,

 goffo e impacciato e vengo letteralmente scaraventato al di là del muro di cinta.

 Comincio a girare il cimitero in lungo e largo, in compagnia, di tanto in tanto, di

fuochi fatui che emanano dal suolo. Dopo un po’ di tempo, scaricata la batteria

 della torcia, torno indietro chiamando gli amici di gioco, che nel frattempo, non

 vedendomi tornare e  presi (loro) da paura se l’erano svignata lasciandomi

dentro il cimitero… Per farla breve … mi sono addormentato dietro il cancello,

per me  invalicabile.

Vengo cercato, ritrovato e riportato a casa da mio padre esterrefatto.

Negli anni 80-90 , col caldo estivo, con il mio amico Paolo, detto “il greco”,

ingegnere elettronico e “Genio” dell’elettronica e della matematica nel vero senso

 della parola, troviamo refrigerio per le nostre dispute … nel cimitero, e una volta

 ci hanno chiuso  dentro: che bella serata, sotto un cielo stellato, e nessuno che

 ci interrompeva nelle  nostre dispute. Le sue ricerche “approfondite” erano rivolte

 anche ai “Solidi Platonici” e  alle loro proprietà, e topologiche e strutturali ed

energetiche.

Una volta, un 2 novembre non ricordo quando, mia moglie propone di andare a

trovare i suoi parenti morti nei cimiteri di Udine e Mestre. Appena entrati  e

guardo qualsiasi foto dei defunti mi raccontano tutto di sé: i loro problemi risolti e

 quelli non risolti , dove sono nascosti i soldi e cose simili.

Con molta circospezione in seguito vado dai parenti e… le informazioni che

 fornisco li lasciano di stucco …tutto corrisponde a VERO !!

Poi a Treviso vado portare dei fiori a Bruno: appena davanti a Bruno, che era

molto ironico e spesso sarcastico, mi dice: adesso , finalmente hai finito di fare

 

domande  e hai le risposte a tutto !!!!!!!!!!!!!!!!


(l’estate precedente avevo avuto l’incontro con Giuseppe Moscati ).


Usciamo dal cimitero e mentre racconto a mia moglie l’accaduto e lei esprime i

suoi dubbi un signore sconosciuto si  gira e dice:

signora è tutto vero quello che dice suo marito !!

gli corro dietro e gli domando, scusi vuol ripetere quello che ha detto ? e lui

risponde che non mi conosce e non capisce costa sto dicendo a che non ha

detto niente.


Da tanto tempo ero ormai abituato a dare ascolto alla voce di persone in

imminente pericolo di morte, ai quali prestavo il mio aiuto, materialmente

parlando, soccorrendoli.


E così dopo di allora mi parlano , e anche adesso, anche i morti, quelli normali,


che non sona ancora Coscienti e Consapevoli di essere in una dimensione


diversa, non solo il Principe Sansevero, Padre Pio o S. Giuseppe Moscati e simili.


Ricordo una volta andavo a Marsala e c’era un caldo bestiale, tanto che ci siamo

 fermati più volte, lungo il tragitto, in cerca una fontana da bere. Ad un certo

 punto , un indigeno, mi dice che a poca distanza c’è una fontana di acqua

freschissima”. Mentre bevo sento suonare delle campane

 ( non c’erano campane ) e una voce mi dice: vienimi a trovare, ho delle cose


da dirti e farti vedere. Chiedo: e tu chi sei ?  Francesco di Paola


( non sapevo neanche che esistesse ) . Alzo gli occhi e vedo una iscrizione che


 dice che quella fonte è dedicata proprio a S. Francesco di Paola.


 Poi sono andato a trovarLo.


Appena arrivati al Suo Santuario e scesi dalla macchina si sono messe a suonare

 le campane ( quelle che avevo già sentite a Marsala) .

Ma questa è un’altra storia.

 

 

 

 

 

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